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I migliori 10 dischi rap e hip hop del 2014

I migliori 10 dischi rap e hip hop del 2014

Fabio Germani

dicembre 30th, 2014

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Il 2014 si sta per chiudere, è tempo di bilanci. Si potrebbe dire – in maniera un po’ superficiale – che i dischi di una volta non li fanno più. La verità è che la musica si evolve e spesso i palati di noi vecchi nostalgici non vengono accontentati. Tuttavia è vero anche che saper ascoltare è un esercizio complicato e richiede a suo modo tanta dedizione. È l’unico modo per scovare le cose belle che si producono e che, in definitiva – a dispetto di quanto talvolta si crede –, ancora ci sono. Ecco una classifica, parziale e molto soggettiva, dei migliori dieci dischi rap e hip hop dell’anno.

1) Ghostface Killah – 36 Seasons. Ragazzi, Ghostface Killah spacca di brutto. Sempre. Mai banale (provate ad ascoltare, se non l’avete fatto all’epoca, Twelve Reasons To Die del 2013). In 36 Seasons (che si mette in luce anche per gli ospiti, soprattutto AZ e Kool G Rap) c’è dentro di tutto, compresi richiami alla R&B più tradizionale. Specie con l’interlude It’s A Thin Line Between Love And Hate, hit del 1971 dei Persuaders, interpretata per l’occasione dai Revelations. Bello. Bello. Bello.

2) The Roots – …And Then You Shoot Your Cousin. Non c’è molto da dire: se è musica “vera” che cerchi, i Roots fanno al caso tuo. Se è musica di contenuto che vuoi, i Roots fanno al caso tuo a maggior ragione. Fine della storia.

3) Wu-Tang Clan – A Better Tomorrow. Il Wu-Tang Clan rilascia un album ogni volta a distanza di anni e quest’ultima fatica ha rischiato di non vedere mai la luce. Superati gli screzi tra RZA e Raekwon (con il primo che afferma di averci investito tanto in questo progetto, anche in termini economici), quello che è uscito è un colpo di genio (oltre al singolone Keep Watch, intendo). Diversi stili concentrati in un unico lavoro, con particolare attenzione al clima di tensione che si respira nella comunità afroamericana. Bentornati.

4) Common – Nobody’s Smiling. Sicuramente non è il suo migliore album, ma Common resta una garanzia. Così come una garanzia può dirsi No I.D. che firma l’intero lavoro (uscito sotto ARTium Recordings, la label proprio di No I.D.). Common è da sempre artista impegnato, in particolare rispetto alla sua Chicago che negli ultimi anni ha visto crescere il tasso di criminalità e violenza. In Nobody’s Smiling si parla anche di questo.

5) Run The Jewels – Run The Jewels 2. Mettiamo in chiaro una cosa: prima di Kanye West (che nel 2013 a suo modo ha rivoluzionato, ancora una volta, il panorama musicale) e molto prima di Sage The Gemini certi esperimenti li conduceva El-P, che ora, al fianco di Killer Mike, dimostra agli altri com’è che si mescolano elettronica e hip hop. Un grande disco, ma non il migliore del 2014 come molti hanno invece sottolineato.

6) Cormega – Mega Philosophy. Merita di stare così in alto, Cormega? Probabilmente no se il giudizio è sommario, ma sicuramente sì se si ragiona – come è nel mio caso – con un pizzico di nostalgia (vedi sopra). Rap allo stato puro.

7) Apollo Brown & Rass Kass – Blasfemy. Apollo Brown e Ras Kass, insieme. C’è da aggiungere altro?

8) J. Cole – 2014 Forest Hills Drive. Se c’è un artista capace di coniugare moderno e classico, quello è J. Cole. Il suo ultimo lavoro, uscito poche settimane fa, il 9 dicembre, non è (forse) all’altezza di Born Sinner dell’anno scorso, ma si rivela comunque uno degli album più interessanti del 2014.

9) Nehruviandoom – NehruvianDOOM. MF Doom non ha bisogno di presentazioni e Bishop Nehru appartiene a quel gruppo di artisti emergenti che “salveranno” l’hip hop. In attesa del disco solista del giovane Bishop, godiamoci questo disco.

10) Saigon – GSNT 3: The Troubled Times Of Brian Carenard. I tre pezzi prodotti da Dj Premier (Let’s Get Smart, One Foot In The Door e Nunya – None Of Your Business), da soli, valgono il prezzo dell’intero disco.

In conclusione, vorrei segnalare un ultimo titolo: Modern Vintage di John Robinson e PVD. John Robinson è rapper underground capace e di qualità, PVD artista poliedrico: il risultato è una commistione di hip hop e jazz. E niente, quando io ascolto cose così impazzisco.

Buon 2015!

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