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Due o tre cose su Straight Outta Compton, il film

Due o tre cose su Straight Outta Compton, il film

Fabio Germani

ottobre 10th, 2015

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Bello è bello. Nel senso: il film è ben confezionato e su questo c’erano pochi dubbi. Felix Gary Gray, regista e produttore, non è certo lo scemo del villaggio e in più non è nuovo al tema, lui che ha diretto in passato diversi videoclip di musica hip hop. Provate però a chiedere ad un ragazzino poco avvezzo al rap anni ’80-’90, uno di quelli che conosce JAY Z perché non si può non conoscere e poi ascolta Fetty Wap, se Straight Outta Compton (nelle sale italiane dal 1 ottobre) è riuscito a metterlo in confusione almeno un po’. Vi risponderà che no, Straight Outta Compton, è maledettamente chiaro. Allora sarete voi, ultratrentenni, a chiedervi se il film funziona appieno. Perché Straight Outta Compton riflette uno spaccato di America attuale, e lo fa in due parti: il ghetto all’inizio, il business alla fine. Si comincia con la polizia che ferma i neri in quanto neri e sospetti, una cosa normale nell’America reaganiana e ancora oggi con i Michael Brown di passaggio, e si finisce con le cuffie Beats in bella mostra. E allora sono poche le informazioni aggiuntive di cui il ragazzino di prima potrebbe fare tesoro, perlopiù nozioni storiografiche: gli Stati Uniti nell’era Reagan-Bush, Compton e la droga, le rivalità tra le gang affiliate ai Crips o ai Bloods, il pestaggio di Rodney King da parte di alcuni agenti di polizia, la conseguente rivolta di Los Angeles del 1992. È già molto, si penserà. Vero, ma quello è il mondo che ha plasmato le vite degli N.W.A. – Eazy-E, Ice Cube, Dr. Dre, MC Ren, Dj Yella –, non il mondo degli N.W.A.

Il gruppo che ha fatto conoscere il gangsta rap persino ai nonni di allora – dire “dato origine”, forse, sarebbe troppo – conosceva l’ambiente da cui proveniva, sapeva raccontarlo con schiettezza, senza inutili giri di parole che le rime non si sprecano, ma alla fine della fiera l’unico ex gangster tra loro era il leader, Eric Lynn Wright, Eazy-E, morto nel 1995 a Los Angeles in un letto d’ospedale, vittima dell’Aids. Il resto è la storia di ragazzi di quartiere, incazzati e con un enorme talento, che tra alti e bassi intrecciarono i loro affari con i giri criminali di chi mirava alla musica per riciclare denaro sporco e un difficile contesto sociale. Fuck Tha Police (1988), tra i loro pezzi più famosi, è già esaustivo: creò così tanto scompiglio che al confronto le uscite isteriche di Kanye West sono lamenti di un bambino capriccioso. Ti volti dall’altra parte e non ci pensi più. Non si voltò dall’altra parte la polizia, invece, che quell’invito non particolarmente educato proprio non lo mandò giù. Fin qui il film spiega tutto per bene, ma è nella storia dei protagonisti che si perde qualcosa. Non un paradosso, al massimo un paradosso ricercato. Il film è stato prodotto, oltre che dallo stesso F. Gary Gray, da O’Shea Jackson (Ice Cube), André Young (Dr. Dre) e Tomica Wright (vedova Eazy-E), ognuno con il suo punto di vista e relativo conflitto d’interessi. E siccome quello più grosso appartiene a Dr. Dre, la seconda parte del film è “giustamente” dedicata a lui e a quello che ha ottenuto da produttore musicale, rapper e imprenditore (più o meno in quest’ordine). C’è una vittima sacrificale: Jerry Heller, fondatore con Eazy-E della Ruthless Records nel 1987, dipinto nel lungometraggio, in ogni caso non senza qualche ragione, come unico responsabile del graduale scioglimento degli N.W.A. Lo spirito rivoluzionario di Ice Cube era evidente all’epoca in Straight Outta Compton, l’album, ed emerge oggi ancora più forte in Straight Outta Compton, il film. Infine c’è Tomica, la donna che apre gli occhi ad Eric sulla gestione di Heller della Ruthless, permettendo al marito di uscirne pulito agli occhi degli amici, ex colleghi, con i quali si riconcilia subito dopo (complice anche la malattia nel frattempo sopraggiunta). Nel mezzo mancano tanti tasselli del puzzle. Si sa che a un certo punto tra gli N.W.A., quelli che restano e Ice Cube, c’è maretta, ma non si concede a MC Ren l’onore delle armi per averlo sostituito (bene, in definitiva) nella stesura di gran parte dei testi del gruppo. Si capisce che tra Dr. Dre e Eazy-E volano insulti a colpi di rime quando il primo lascia la Ruthless per fondare con Suge Knight la Death Row, ma i tempi stretti impediscono alla pellicola di fornire allo spettatore un resoconto esauriente. È qui, infatti, che Straight Outta Compton subisce una brusca accelerazione. Si vede Tupac che registra i suoi primi pezzi alla Death Row, ma sarebbe stato interessante saperne di più sui rapporti con gli altri rapper della scena di Compton che si stavano affacciando negli anni di massimo splendore degli N.W.A., King Tee o Dj Quik, che aveva buoni rapporti tanto con Eazy-E quanto con i tipi che fonderanno la Death Row, specialmente il poco affidabile Suge Knight che non era stato soltanto la guardia del corpo di Bobby Brown, ma uno che con la musica ci aveva già provato nel 1988 creando la Funky Enough Records, label che non ebbe alcuna fortuna (e per la quale Quik firmò un contratto).

Niente di tutto questo – può starci, mica è la trilogia del Signore degli Anelli (e comunque pare siano state tagliate scene per un’ora in più di film, nella sua versione integrale) –, ma pure l’agiografia di André Young (che ora dà un senso compiuto al suo ultimo album, Compton) appare monca al cospetto dei rapporti lavorativi con Jimmy Iovine della Interscope – ormai soci di una vita –, che cominciò a distribuire i lavori della Death Row dopo i rifiuti di case discografiche più blasonate che non volevano impelagarsi con un’etichetta i cui investimenti iniziali erano di dubbia provenienza, per finire a progettare insieme le cuffie Beats e cedere la società alla Apple per cifre astronomiche, oltre alla precedente joint venture con l’Aftermath, l’ultima e definitiva (mai dire mai) etichetta di Dr. Dre. Senza contare che Eazy-E, a seguito dei problemi con gli ex N.W.A., non se la passava tanto male quanto vorrebbe suggerire Straight Outta Compton, né la Ruthless ha cessato l’attività dopo la sua morte. A condurla negli anni successivi, pur tra mille ostacoli, la moglie Tomica e l’ultimo album degno di nota prodotto – al di là dei gusti musicali e nonostante una distribuzione approssimativa – è stato Gazing At The Moonlight di Hopsin nel 2009. Dopodiché Hopsin sbatterà la porta in faccia a Tomica, che ora ha sotto contratto, per così dire, i figli di Eazy-E (circa un paio tra quelli sparsi per Los Angeles e dintorni).

Soprattutto al film manca una parte che, parliamoci chiaramente, mai sarebbe potuta essere inserita a causa di quel velato conflitto di interessi. Dr. Dre è stato in affari con tanti balordi dai quali ogni volta si è allontanato. Per convenienza più che per convinzione (negli anni ’90 non c’era produzione, nell’area losangelina, che non passasse per le sue mani), ma è stato sempre abile a non lasciare dietro di sé una scia negativa. Però da giovane ha manifestato atteggiamenti da bullo sulle donne (eufemismo) e qualcuno glielo ha ricordato nei giorni che hanno anticipato il lancio del film in America. Anni fa, ad un party, picchiò a sangue la giornalista e attivista Dee Barnes, per un’intervista ad Ice Cube nel periodo in cui i rapporti non erano dei più idilliaci con i restanti N.W.A. (Eazy-E e MC Ren, per la cronaca, non solo non presero le distanze da Dre, ma affermarono qualcosa del tipo: ha avuto quello che si meritava, la tizia). In più, tra il 1990 e il 1996, Dre ebbe una relazione con la cantante R&B Michel’le (era alla Ruthless, poi Dre e Knight la “strapparono” ai rivali e la portarono alla Death Row): una storia travagliata e violenta. Michel’le nel 1999 sposerà Suge Knight. Di male in peggio, insomma. Alle accuse tornate a galla, Dre si è limitato a rispondere di essere molto dispiaciuto per le persone che ha fatto soffrire e di impegnarsi ogni giorno ad essere una persona migliore, una persona diversa da quella che era, per sé e per la sua famiglia (da vent’anni è un uomo felicemente sposato). Se la giornalista si è detta soddisfatta delle pubbliche scuse, la cantante al contrario le ha ritenute un gesto opportuno e utile per la promozione del film. Addirittura la Apple si è espressa sul passato nascosto di Dre, sostenendo che sì, Mr. Young è una persona migliore. Una miniera d’oro anche, avrebbe potuto aggiungere la nota di Cupertino.

Quindi Straight Outta Compton com’è? Un bel film, su questo siamo d’accordo, ma con qualche lacuna e un grosso merito: mostrare la crudeltà del gioco del rap. Che non è, perlomeno non era, partecipare ad un talent show o mettersi in luce con un pezzo orecchiabile su YouTube o su SoundCloud. Era, e dovrebbe essere tuttora, sudore e sacrificio, raccontare su un ritmo base in quattro quarti la realtà dura e cruda della vita di strada. La Compton di Ice Cube, Dr. Dre e Eazy-E non è la stessa di The Game o Kendrick Lamar – personaggi che, guarda caso, hanno avuto parecchio a che fare con Dr. Dre –, ma il bisogno di farsi sentire resta immutato, da Straight Outta Compton ai giorni nostri. Police think they have the authority to kill a minority, scandvano gli N.W.A. E a distanza di anni, di stili e nuovi sound, di mutate esigenze e rinnovati contrasti, le condizioni sociali dei neri, o più in generale delle persone emarginate, non sono migliorate in diversi angoli d’America e di mondo. La storia è ciclica: un microfono può essere tutto ciò che serve.
Yo Dre, I got something to say.

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