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Chi salverà l’hip hop? (part. 2)

Chi salverà l’hip hop? (part. 2)

Fabio Germani

novembre 12th, 2015

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L’anno scorso, all’incirca di questi tempi, pubblicavamo una riflessione a voce alta sullo stato dell’arte, ritenuto da alcuni in decadenza. In realtà, per meglio dire, la riflessione era sugli artisti che, per capacità tecniche, stilistiche, temi affrontati, potrebbero “salvare” l’hip hop. Ne citammo parecchi, qualcuno scontato, altri meno: Kendrick Lamar, J. Cole, Chance The Rapper, Bishop Nehru, Joey Bada$$, Vince Staples, Theophilus London, Tyler, The Creator. Oggi proponiamo qualcosa di analogo, provando però ad alzare l’asticella in linea con le uscite discografiche 2014-2015.

Sicuramente Anderson .Paak è nome che non poteva non essere fatto. Il suo ultimo disco, Venice, è così così, almeno secondo chi scrive, ma le decine e decine di collaborazioni degli ultimi due anni (da quelle con Kush Mody e Blended Babies fino alle apparizioni in The Documentary 2.5 di The Game) hanno mostrato qualità indiscutibili e un timbro inconfondibile. Canta, rappa, sa fare tutto. Il punto più alto, in questo senso, lo deve a Dr. Dre che in Compton lo ha ospitato in diverse tracce (in Animals è lui l’elemento di spicco). Tutti lo vogliono (e fanno bene).

Allan Kingdom, 21 anni, è canadese, come Drake, ma ora risiede in Minnesota (così dice Wikipedia). Ci si è accorti di lui dopo che ha partecipato al singolo di Kanye West, All Day, al fianco di Theophilus London e Paul McCartney. Tutto bene, ma se non lo avete già fatto, ascoltate Future Memoirs, suo album di esordio (2014). Lo terrete a lungo tra i preferiti, scommettiamo?

Quello di Vic Mensa è un percorso destinato al successo, o così è facile immaginare. Di recente ha firmato per la Roc Nation di JAY Z, e tanto basta. È uno dei tipi del collettivo SAVEMONEY, di cui fa parte anche Chance The Rapper, tra i principali esponenti della “nuova scuola” di Chicago. Siamo in attesa dell’esordio ufficiale, che supponiamo arriverà presto. Stessa provenienza per Towkio, che quest’anno ha rilasciato in free download un interessante progetto, .Wav Theory (di cui abbiamo parlato qui) in collaborazione con i The Social Experiment del solito Chance The Rapper (che poi tutti insieme, Chance The Rapper e The Social Experiment, hanno rilasciato quest’anno con Donnie Trumpet l’ennesimo progetto for free, Surf). Il rap di Towkio è isterico anzichenò, come del resto si presenta in molti suoi compagni di gioco quasi fosse un tratto distintivo. Sua madre è di origini messicane, giapponesi suo padre. Il che rende ancora più affascinante questa storia.

A proposito di Chicago, uno dei figli migliori che la metropoli dell’Illinois ha partorito negli anni ‘90 è senza dubbio Mick Jenkins, che ha rilasciato due ep tra il 2014 e il 2015 – The Water[s] e Wave[s] – molto validi secondo addetti ai lavori e pubblico.

Di King Mez sappiamo poco, a parte che è una delle ultime scoperte di Dr. Dre. Non a caso abbiamo fatto la sua conoscenza in Compton (alla stregua di Justus). Se ne parla già un gran bene e di solito quello che tocca il Dottore si trasforma in oro. Vedremo.

Altro giovanissimo, appena 22 anni, stavolta proveniente da Washington, GoldLink (al secolo D’Anthony Carlos) ha esordito pochi giorni fa con And After That, We Didn’t Talk, uno dei dischi – ci sbilanciamo – più belli del 2015 (dentro ci trovate pure Anderson .Paak). Vale quanto detto per Allan Kingdom: è probabile che terrete il suo album tra i preferiti per parecchio tempo.

Eric Biddines è uno che fa parte del giro già da qualche anno, ma si è fatto apprezzare soprattutto con l’uscita di planetcoffeebean 2 nel 2014. Poi, nel 2015, il colpo di biliardo: progetto a quattro mani con Paul White, produttore di musica elettronica che non ha mai disdegnato l’hip hop – i due, insieme, si fanno chiamare Golden Rules (il disco si intitola Golden Ticket) –, il cui risultato è l’alchimia perfetta dello stile di Biddines con le basi electro-funk di White. Da ascoltare e riascoltare.

Is This Art? (2013) si era rivelato un buon prodotto, ma è con What A Weird Day (2015) che Michael Christmas, ragazzone 21enne di Boston (come si può notare dalla foto…), si è già (quasi) consacrato. La sua storia è interessante, sembra la tipica storia del rapper primi anni ’90: una famiglia in difficoltà economica, un padre in galera (nel 2012), la scuola abbandonata. Ma il suo è un modo assolutamente diverso, rispetto al passato, di raccontare le avversità della vita. Con il sorriso, se possibile.

Giusto perché a noi le storie particolari piacciono, c’è questo Daye Jack, che è nato in Nigeria e si è poi trasferito ad Atlanta. Ha rilasciato quest’anno l’ep Soul Glitch. La cosa divertente? Non ha mai studiato musica, in compenso studia programmazione all’università di New York.

Ripensate ai dinosauri che facevano pop-rap. Se è in questo modo che vogliamo classificarlo, comunque in Kyle – fuori quest’anno con Smyle – troviamo anche tanta qualità. Che mica sempre era prerogativa di quei dinosauri lì (con rispetto per chi ascolta Nelly a tutto volume).

Di Pell (22 anni, da New Orleans) da queste parti non si era apprezzato poi così tanto Floating While Dreaming, uscito nel 2014. In compenso stiamo per segnalarvi ora il terzo disco che quasi certamente terrete a lungo tra i preferiti: LIMBO, che segna l’immediato ritorno sulla scena.

Conclusioni
Intendiamoci, questi artisti – tutti molto giovani – sono in qualche modo “figli” di Kanye West. Tutti, chi più chi meno, ossessionati dall’arte, appassionati di moda, con un buon bagaglio culturale alle spalle. La loro musica non ha niente a che vedere con il rap di una volta, specie nelle sue declinazioni gangsta o simili. Se a tutto ciò aggiungiamo i progetti moderni e innovativi di “grandi vecchi” (ad esempio Semi Hendrix, ovvero Ras Kass e Jack Splash, oppure Big Grams, cioè Big Boi e il duo rock Phantogram, e naturalmente Run The Jewels – El-P e Killer Mike), o i ritorni finalmente in grande stile (tipo The Game), allora la domanda deve essere un’altra: ma davvero l’hip hop ha bisogno di essere salvato? E soprattutto: stiamo vivendo una nuova golden age e non ce ne stiamo accorgendo?

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